Damilano: “Lo Russo è chiuso nel Palazzo e non ha il polso di ciò che accade in città”

Un anno dopo vediamo una Torino ferma e spenta, con un Sindaco sempre più chiuso nel Palazzo che ha perso il polso di ciò che accade in città. Dalla sicurezza al lavoro, passando per le grandi vetrine internazionali come le ATP Finals e il rallentamento sui diritti, non si percepisce la determinazione necessaria per sfide così importanti e decisive.

Qualcuno lo chiama pragmatismo, a me sembra più immobilismo. Un anno decisamente deludente, che ci responsabilizza nel continuare a lavorare per un’opposizione sempre costruttiva, ma rigorosa.

Ne ho parlato su La Stampa, qui l’intervista completa di Maurizio Tropeano.

TORINO. Paolo Damilano, il candidato sindaco del centrodestra, riconosce che «un anno fa la campagna elettorale si giocava sulle ricette che il comune avrebbe potuto mettere in campo per intercettare la ripartenza fortissima dell’economia. Allora nessuno si poteva aspettare un mandato così complicato, segnato dai rincari delle materie prime e che scoppio della guerra in Ucraina con l’invasione della Russia ha reso davvero difficile per tutti i sindaci d’Italia». Detto questo, però, «i problemi della città, dalla pulizia alla sicurezza sono rimasti invariati. Il sindaco Lo Russo sicuramente sa gestire i numeri della città ma in 12 mesi non è stato in grado di dare una visione di sviluppo di Torino e non ha mantenuto alcune delle promesse fatte i campagna elettorale».

Quali promesse non ha mantenuto?

«La ricucitura sociale tra centro e periferie, il ritorno della Ztl malgrado le difficoltà del commercio acuite dai rincari e il tema dei diritti. Un anno fa tutti si chiedevano che cosa sarebbe successo con Damilano sindaco sulla registrazione dei figli di coppie omogenitoriali. Vedo che Lo Russo ha bloccato tutto dopo il richiamo del prefetto. Appendino fece una scelta diversa. Dicono che il sindaco agisca in modo pragmatico ma se questo significa non avere coraggio e non mantenere le promesse della campagna elettorale c’è qualcosa che non funziona. E vedo che dentro la maggioranza di centrosinistra c’è qualcuno che inizia a prenderne atto».

Che cosa non apprezza del pragmatismo di Lo Russo?

«Se pragmatismo significa vivere dentro il Palazzo, conoscere le problematiche del Palazzo e gestire la distribuzione delle nomine allora sicuramente Stefano Lo Russo è un sindaco pragmatico. Ma in questo stare chiuso nel Palazzo perde il polso di quello che sta accadendo in città. Anche sul tema della sicurezza non si coglie la determinazione ad affrontare e risolvere il problema. Io da imprenditore vedo il pragmatismo in modo diverso cioè utilizzare le opportunità che ci sono per creare relazioni e possibilità di investimento. Lo Russo si dice ossessionato dal creare lavoro per i giovani ma allora perché non si utilizzano i grandi eventi, come le Atp, per creare queste opportunità?».

Con Damilano sindaco come sarebbero state le Atp?

«Un sindaco, oltre a conoscere la macchina comunale, dovrebbe anche andare in giro con la valigia per raccontare al mondo che cosa offre la sua città in termini di spazi da utilizzare, qualità della vita e della ricerca accademica ed universitaria, competenze industriali. Le Atp sono una grande vetrina internazionale e potevano essere l’occasione per invitare in città le camere di commercio estere, gli imprenditori e anche i sindaci di altre nazioni. Un sindaco deve essere in grado di intessere relazioni. Difficile farlo se si resta chiusi nel Palazzo».

Per la «diplomazia del tennis» servono fondi…

«Il piano di rientro del bilancio comunale è sicuramente un limite ma fondi si possono trovare, basta fare delle scelte politiche. E poi si tratta anche di mettere in pratica quell’invito alla collaborazione con le opposizioni annunciato a gran voce da Lo Russo».

A proposito, il M5S afferma di essere l’unica opposizione in Comune. È vero?

«Ho davvero creduto alla possibilità di collaborare per il bene di Torino avevo, e ho, alcuni suggerimenti, alcune proposte che potrebbero essere usate per far crescere Torino a partire da Atp e dalla possibilità di fare rete con il mondo dell’impresa anche a livello internazionale. Ma, purtroppo, devo ricredermi: sono prevalsi i tatticismi e la volontà di escludere dei tavoli chi può portare idee anche se di un’altra parte politica».

La concordia istituzionale con la Regione, però, ha permesso di trovare un accordo con Stellantis e di portare a Torino 550 posti di lavoro…

«Ma io sono il primo tifoso della collaborazione istituzionale, ci mancherebbe. Dunque, ben venga questo accordo. Ma Stellantis non può continuare ad essere l’unica medicina per la crescita della città. A Torino serve un cambio di passo anche dal punto di vista industriale ed economico».

Sulla linea 2 del metro il sindaco ha chiesto risorse aggiuntive a Roma..

«Io credo che il cantiere debba partire a prescindere dal numero delle stazioni che si potranno realizzare ma c’è un problema di fondo: uno dei principali problemi della città è il calo demografico e non si capisce che cosa stia facendo la città per frenarlo e attrarre nuovi torinesi. Da queste risposte discendono anche le politiche sulle infrastrutture e l’urbanistica».

E il Damilano politico che cosa farà?

«Io sono sempre rimasto nel centrodestra ma ho solo criticato certe derive populiste che a Torino hanno sicuramente danneggiato la mia sfida a Lo Russo. Sono un moderato che si è impegnato in politica con una lista civica che è riuscita ad allargare il campo del centrodestra. Torino Bellissima, dunque, ci sarà anche alle Regionali. Ne ho già parlato con Alberto Cirio che si è detto interessato anche se non ha ancora deciso se correre per un altro mandato».

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