Luigi Brossa, ex direttore generale Atc Torino
Case popolari, invece di occuparsi della qualità dell’abitare si pensa di
creare un nuovo ente e non si affronta il tema della morosità diffusa
(magari cambiando le norme che favoriscono le banche nelle azioni di pignoramento)
Recentemente si è sviluppata una polemica tra il gruppo consiliare del Partito Democratico
(PD) di Torino e l’Agenzia Territoriale per la Casa (ATC) del Piemonte Centrale, incentrata
su questioni legate alla gestione degli alloggi popolari. Parallelamente alla polemica il
Comune sembrerebbe intenzionato a spostare la gestione dei suoi circa 10 mila alloggi, ad
un altro gestore, credibilmente il CIT, piuttosto che continuare a servirsi dell’Atc stessa,
come quello dalla legge regionale.
Questa ipotesi genera una serie di preoccupazioni che vanno dall’efficienza della gestione
dell’Edilizia sociale (due enti sulla stessa porzione di territorio regionale, uno con 20 mila
alloggi, ed uno con 12 mila), alla diversità tra diritti e doveri per i due gruppi di cittadini
ospiti, alle tensioni che sorgerebbero tra il comune di Torino ed i comuni della cintura
presso cui sono insediati molti degli alloggi del comune che, già oggi, godono di un livello
di attenzione significativamente inferiore rispetto a quelli del comune capoluogo (per il
rifiuto degli uffici comunali ad accogliere le richieste di intervento manutentivo fuori Torino).
Tuttavia, non sono solo questi i problemi dell’abitare sul territorio della città metropolitana.
Ve n’è almeno un altro, assai più rilevante, che è completamente fuori dallo spettro delle
politiche pubbliche locali. Esiste infatti un enorme problema di morosità. Secondo i dati
forniti dal ministero dell’Interno, nel corso del 2022 sono state richieste 5.223 esecuzioni di
sfratto in tutta la provincia Torinese, delle quali 2.761 eseguite, pari al 233,05% in più
rispetto al 2021. Il dato è allarmante perché riporta agli anni pre-covid in cui veniva
registrata nel nostro territorio una vera e propria emergenza sfratti.
Questi sfratti nascono principalmente dal mancato pagamento dei canoni di locazione e
delle spese ripetibili (riscaldamento, luce, acqua, pulizia scale, spese condominiali, ecc.).
In parallelo, questi mancati pagamenti, determinano situazioni di grave o gravissima
malagestio in molti condomini della periferia e della prima cintura torinese, con
conseguenze altrettanto gravi sullo stato di manutenzione degli immobili, sul
funzionamento degli impianti (spesso il riscaldamento centralizzato viene chiuso per
l’eccesso di morosità), sulla qualità delle relazioni tra condomini e affittuari.
Per meglio capire il problema va segnalato che quasi sempre, l’azione giudiziaria
promossa dagli amministratori di condominio nei confronti dei morosi cronici, volta a
chiedere il pignoramento dell’alloggio e la successiva vendita all’asta per far fronte ai
debiti, non ottiene alcun risultato perché il primo creditore ad essere garantito è sempre la
banca, che magari ha concesso con una certa leggerezza il mutuo al moroso, proprio
facendo conto su questo “vantaggio giudiziario”
Ripercorriamo tuttavia insieme gli eventi principali di questi ultimi due-tre anni che hanno
visto il tema dell'edilizia sociale giungere sulle prime pagine delle cronache locali e nelle
interrogazioni dei Consigli Comunali, e vediamo come l’attenzione sia stata rivolta solo a
“non problemi”, falsando completamente la conoscenza dei fenomeni.
Vicenda giudiziaria della Corte dei Conti sull’ATC.
Tutti assolti
Nel febbraio 2024, la Procura Regionale della Corte dei Conti del Piemonte ha citato in
giudizio undici ex dirigenti dell’ATC per un presunto danno erariale di circa 17 milioni di
euro. L’accusa riguarda la mancata riscossione di canoni di locazione relativi ad abitazioni
di edilizia pubblica economica e popolare, con crediti estinti per prescrizione senza essere
adeguatamente evidenziati nei bilanci dell’ente .
Tuttavia, a novembre 2024, la Corte dei Conti ha assolto tutti gli imputati, ritenendo le
contestazioni in parte prescritte e in parte infondate. I giudici hanno rilevato una carenza di
prove e un’erronea ricostruzione della presunta responsabilità erariale .
Bollette arretrate e gestione ATC.
Un non problema: 55 famiglie su 15 mila, lo 0,4 % della popolazione ospite
delle case popolari
Nel gennaio 2024, l’ATC ha notificato a 55 famiglie residenti in case popolari bollette
arretrate per il riscaldamento relative agli anni 2018-2022, con importi che variano da
2.000 a 4.000 euro. Questa situazione ha suscitato forti reazioni da parte del gruppo
consiliare del PD, che ha criticato la gestione dell’ATC e ha espresso preoccupazione per
l’impatto economico su famiglie già in difficoltà. In particolare, l'allora capogruppo del PD,
Nadia Conticelli, ha sottolineato la necessità di maggiore trasparenza nella gestione delle
bollette e ha accusato il centrodestra, che governa la Regione Piemonte e dirige l’ATC, di
fare propaganda sulla pelle di chi non ha una casa .
Sicurezza e occupazioni abusive.
Un altro non problema. Sono meno di 150 le case occupate rispetto alle
quasi 30 mila in gestione. I recuperi grazie alle Forze dell’Ordine, sono
stati dell’ordine delle diverse decine, mentre a Milano le case occupate
sono molte migliaia, per non parlare di Napoli o Roma.
Parallelamente, l’ATC ha affrontato con ottimi risultati, i problemi legati alle occupazioni
abusive degli alloggi popolari. Nel settembre 2024, un furgone rubato è stato lanciato
contro la sede dell’ATC a Torino, in un atto considerato intimidatorio, avvenuto pochi giorni
dopo gli sgomberi di alloggi occupati abusivamente . L’allora presidente dell’ATC, Emilio
Bolla, ha espresso la volontà di proseguire con le azioni necessarie per tutelare gli
assegnatari e rafforzare la sicurezza nei quartieri interessati.
Luigi Brossa
ex Direttore generale Atc Torino