Il doppio volto delle liste civiche

Il doppio volto delle liste civiche

di Luigi La Spina (La Stampa, 10 novembre 2023)

Il caso politico, piccolo ma interessante, è nato dall’esclusione di “Torino bellissima” dalla conferenza stampa tenuta qualche giorno fa da tutte le componenti del centrodestra cittadino. Eppure, la lista aveva espresso, alle ultime elezioni, il candidato sindaco, Paolo Damilano, di tutta la coalizione e aveva ottenuto un buon successo, piazzandosi al secondo posto tra le forze politiche di Torino.

L’accusa del vice capogruppo di Forza Italia per motivare l’esclusione era quella di aver votato in alcune occasioni con la maggioranza di Lo Russo e l’ammonimento del capogruppo della Lega, Fabrizio Ricca, era ancora più diretto: “Bisogna essere allineati”.

È abbastanza inutile, forse, ricordare che l’articolo 67 della Costituzione, ancora in vigore in attesa di possibili revisioni, osserva che “nessun mandato imperativo può darsi dagli elettori” ai rappresentanti delle assemblee elettive. Se questo principio vale per il Parlamento, ancor più valido è quando riguarda enti locali e regionali, dove la concretezza dei problemi supera le divisioni ideologiche, (seppur esistano ancora).

L’occasione è utile però per riflettere sulle cosiddette “liste civiche” che negli ultimi anni si sono moltiplicate nelle campagne elettorali e regionali. Costituiscono, insieme, un sintomo e un possibile rimedio. Sintomo della dilagante disaffezione per i partiti e rimedio per limitare il crescente fenomeno dell’astensione.

A questo proposito, occorre distinguere tra vere e false liste civiche. Le prime raccolgono il consenso dei cittadini che effettivamente rifiutano le liste dei partiti tradizionali. Le seconde nascondono le maschere di quei partiti con un camuffamento più gradito agli elettori.

I problemi delle città e dei territori regionali, in effetti, fuggono dalle fortezze ideologiche degli schieramenti politici. Per limitarci alla sfera torinese, quelli della sicurezza, come ha dimostrato Lo Russo, non sono più monopolio propagandistico della destra, come quelli dell’ambiente non lo sono della sinistra. Stesso discorso può riguardare i trasporti, dove bisogna conciliare sostenibilità e funzionalità o le potenzialità e i limiti della politica degli eventi.

Esiste una larga base di elettorato, prevalentemente di centro, che di fronte a tali questioni, quelle che più interessano l’esistenza quotidiana, non capisce l’imperativo “bisogna essere allineati” e ritiene il votare solamente secondo la coerenza personale non sia un peccato, ma segno di buon senso nell’interesse della comunità. Vogliamo continuare a deluderlo e far disertare le urne?

 

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